Ostacoli nelle Asl per gli italiani vaccinati negli Usa: Nissoli (Fi) interroga Speranza

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Ostacoli nelle Asl per gli italiani vaccinati negli Usa: Nissoli (Fi) interroga Speranza

Ostacoli nelle Asl per gli italiani vaccinati negli Usa: Nissoli (Fi) interroga Speranza

 

(ROMA ,10/02/2022 )- “Intoppi burocratici” ostacolano il rilascio del green pass in Italia ai connazionali residenti negli Usa e lì vaccinati. A segnalarli è Fucsia Nissoli, deputata di Forza Italia eletta in Centro e Nord America, che ha presentato in merito una interrogazione al Ministro della salute Speranza.

Nella premessa, Nissoli ricorda che “con circolare del 4 agosto 2021, il Ministero della salute ha disposto che i cittadini italiani residenti all’estero e i loro familiari conviventi, indipendentemente dal fatto che siano iscritti al Servizio sanitario nazionale o al Sasn (Assistenza sanitaria al personale navigante), nonché tutti i soggetti iscritti a qualunque titolo al servizio sanitario nazionale che sono stati vaccinati all’estero contro il Sars-CoV-2 o che sono guariti all’estero da Covid-19, possono richiedere, se si trovano già sul territorio italiano, il rilascio delle certificazioni verdi Covid-19 per vaccinazione o per guarigione, emesse dalla Piattaforma nazionale-DGC sulla base dei criteri di emissione stabiliti dalla norma di legge, recandosi presso le aziende sanitarie locali di competenza territoriale, secondo modalità stabilite dalle regioni e province autonome, e presentando, oltre al documento di riconoscimento e l’eventuale codice fiscale, la prescritta documentazione, in funzione della tipologia di certificazione verde Covid-19 richiesta”.

Tale documentazione, ricorda Nissoli, consiste ne “a) certificato vaccinale rilasciato dall’Autorità Sanitaria estera che riporti i dati identificativi del titolare, i dati relativi al/ai vaccino/i, la data/e di somministrazione e i dati identificativi di chi ha rilasciato il certificato; b) il certificato di guarigione rilasciato dall’Autorità Sanitaria estera che riporti i dati identificativi del titolare, le informazioni sulla precedente infezione da Sars-CoV-2 del titolare, successivamente a un test positivo e i dati identificativi di chi ha rilasciato il certificato”.

“Tali certificati, in formato cartaceo e/o digitale, – continua la parlamentare – devono essere redatti almeno in lingua inglese e, per la provincia autonoma di Bolzano, in lingua inglese o tedesca; in caso di altra lingua, dovranno essere accompagnati da una traduzione giurata. La documentazione presentata dal richiedente potrà essere validata, verificando il rispetto dei requisiti sopra elencati, esclusivamente da personale medico; una volta ricevuto il codice “authcode”, che – in teoria – viene inviato dal Ministero della salute entro pochi minuti dalla registrazione della vaccinazione alla Asl, l’utente potrà recuperare la certificazione dal sito preposto, accedendo alla sezione recupero con tessera sanitaria, ma selezionando la seconda opzione “Utente senza tessera sanitaria o vaccinato all’estero” e quindi inserendo il codice “authcode”, il tipo e numero di documento presentato alla Asl”.

A fronte di questa procedura, spiega Nissoli, “numerosi cittadini italiani residenti negli Stati Uniti e in possesso dei requisiti per richiedere la validazione in Italia delle vaccinazioni ricevute stanno riscontrando ancora diverse difficoltà nell’ottenere il Green pass; secondo quanto riferito all’interrogante, diverse Asl frappongono ostacoli all’immediata registrazione delle vaccinazioni fatte in Usa con continui cavilli e richieste di ulteriori documenti non previsti dal Ministero della salute. Il rapido rilascio delle certificazioni verdi Covid-19, emesse dalla Piattaforma nazionale Dgc risulta fondamentale per questi nostri connazionali in quanto, nonostante il certificato di vaccinazione Usa sia considerato equivalente al Green Pass, questo non è direttamente utilizzabile, perché sprovvisto di un QR code”.

Per questo la parlamentare chiede a Speranza “se intenda adottare iniziative per risolvere queste difficoltà riscontrate dai cittadini italiani residenti negli Stati Uniti, eliminando gli intoppi burocratici di cui in premessa, che generano ritardi ben oltre il tollerabile tra il momento della consegna della documentazione e l’effettivo rilascio del Green pass”.

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